PARTE PRIMA
C’E’ UN’ALTERNATIVA
1. QUESTO E’ IL CONGRESSO CHE
DECIDE
Questo è il
Congresso che decide l’avvenire della sinistra italiana. Noi,
compagne e compagni che veniamo da diverse esperienze
politiche e da diverse collocazioni nei precedenti congressi
dei Ds, siamo contrari alla scomparsa in Italia, unico Paese
europeo, di un grande partito socialista e di sinistra.
Noi
proponiamo un’alternativa per i Ds.
Proponiamo
un rinnovamento profondo dei Ds, partito del socialismo
europeo e dell’Internazionale socialista. Proponiamo una
tavola di valori e una piattaforma programmatica più avanzate:
nelle politiche economiche, sociali e ambientali; nell’impegno
per la libertà e i diritti di tutte e di tutti; nel
rinnovamento etico e democratico della politica; nella lotta
per la pace e la giustizia del mondo; nella capacità di
rappresentare il lavoro.
Noi
proponiamo di curare i mali della frantumazione politica
superando, su basi chiare, quelle divisioni a sinistra che
rappresentano uno dei fattori della crisi italiana. Vogliamo
contribuire al consolidamento e all'allargamento dell'Unione,
che ha vinto le elezioni, ha dato vita ad un governo di
coalizione e si prefigge di aprire la strada ai profondi e
necessari cambiamenti nella società, nell'economia, nella
cultura e nell'etica. Vogliamo dare impulso alla
partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica.
Tutta la
sinistra è, oggi, al governo del Paese. Noi indichiamo
l’obiettivo di una più grande e unitaria forza della sinistra.
Il luogo degli ideali e dell’impegno e della passione civile e
politica. Lo strumento della trasformazione economica e
sociale, per noi e per le generazioni del futuro.
Una grande
forza socialista e di sinistra, parte di un campo
internazionale di forze, serve al mondo. Per realizzare la
pace, il disarmo, cambiare i caratteri dello sviluppo globale
affrontando con un’azione forte il riscatto delle aree di
povertà, di malattia, di degrado come l’Africa. Per indicare
l’orizzonte di un nuovo umanesimo, fondato su giustizia e
libertà.
Serve
all’Europa. Per realizzare il progetto di un’Europa unita,
democratica e sociale, legittimata dal consenso dei cittadini
e protagonista di un mondo multipolare, retto dalla
cooperazione e non dalla guerra.
Serve
all’Italia di oggi per sostenere e rilanciare l’azione del
governo Prodi, che ha bisogno della coesione di tutte le forze
politiche dell’Unione, non della contrapposizione tra
“riformisti” e “radicali”. Il Governo deve durare l’intera
Legislatura. A questa maggioranza non c’è alternativa.
Serve alla
storia lunga del nostro Paese.
L’Italia è
troppo diseguale e troppo divisa; troppo scarsa è la sua
qualità economica, sociale, ambientale, tecnologica. La
sinistra è e sarà la forza che contrasta le grandi ingiustizie
sociali, le nuove e vecchie forme di esclusione e di povertà.
Che si batte per uno sviluppo sostenibile e di qualità, per la
piena, stabile e buona occupazione, la garanzia dei diritti
sociali universali, la laicità dello Stato e l’avanzamento dei
diritti civili e di libertà, per mettere in valore la libertà
e la differenza femminile. Per ricostruire il rapporto di
fiducia tra cittadini e istituzioni, attraverso una profonda
riforma della politica.
Socialismo
e sinistra non sono per noi solo un richiamo a identità
profondamente radicate da più di un secolo in Italia. A una
storia e a una memoria. Sono una risposta alle sfide di oggi e
di domani. L’esperienza storica del socialismo non basta.
Occorre certo rinnovarla, aprirla ai nuovi problemi, alle
nuove idee, ai nuovi movimenti, alle nuove culture critiche.
Quando le reti di comunicazione abbracciano il mondo e
consentono a tutti di sapere di tutti.
Ma il
partito democratico non va “oltre” la sinistra e il
socialismo: va fuori e indietro.
2. CHI E’, IL PARTITO
DEMOCRATICO?
La mozione
promossa dal segretario Fassino chiama il congresso Ds a
consentire alla costituzione di un nuovo partito,
“democratico”, ma non più “di sinistra”. I Ds, la forza
principale della sinistra politica italiana, non ci saranno
più.
In
parallelo, la Margherita deciderà la stessa cosa. Il Partito
democratico nasce come fusione tra Ds e Margherita.
Quale sarà
il suo posto nel mondo, in un mondo sempre più dominato da
relazioni ed eventi sovranazionali? Il Pse si è detto
disponibile ad accogliere nuovi venuti, partiti progressisti e
democratici, che ne accettino identità e piattaforma. Tutti i
dirigenti della Margherita, e la mozione congressuale unica di
quel partito, dicono con chiarezza: “mai nel Pse”. Rimandare
ad un momento successivo la risposta a una questione di tale
portata strategica vuol dire condannare il nuovo partito ad
essere senza casa in Europa e nel mondo.
Analoga
domanda fu formulata anche alla vigilia delle elezioni
europee. Si garantì allora la maturità di soluzioni innovative
nel Parlamento europeo: la lista fu unica, ma gli eletti Ds e
quelli della Margherita si separarono subito, gli uni nel
gruppo socialista, gli altri in quello liberaldemocratico. Con
un indebolimento del peso dei Ds nel Pse.
Nel mondo
di oggi, durano poco esperimenti nazionali isolati.
L’eventuale idea di saltare l’Atlantico, verso l’omonimo
Partito Democratico americano, può rivelarsi rapidamente
illusoria o velleitaria.
Il rapporto
unitario tra Ds e Margherita è un bene per la coalizione
democratica e richiede mediazioni e compromessi. Ma per stare
in un partito solo, troppe sono le differenze politiche e
culturali: su bioetica e diritti civili, pace e guerra,
pubblico e privato, libertà della ricerca scientifica e
laicità dello Stato. Dove manca il pieno, c’è il vuoto, e può
nascere un partito figlio della mescolanza di ceti politici
piuttosto che della fusione di culture, comitato elettorale
più che comunità di valori. Un partito che, annunciato come
stabilizzatore del governo, può al contrario accendere
competizioni tra diverse personalità politiche e accentuare le
distanze con altre forze del centrosinistra.
Noi siamo
per l’unità di tutto il centrosinistra. Nella passata
esperienza di governo, ci impegnammo per l’unità dell’Ulivo,
che conteneva tutta l’alleanza, salvo il Prc. Oggi il campo
comune del centrosinistra è l’Unione. La bussola della
coalizione e del governo di centrosinistra è il programma con
cui l’Unione ha vinto le elezioni, battendo il populismo
plebiscitario della destra guidata da Berlusconi.
Per queste
ragioni siamo nettamente contrari al Pd. Vogliamo un partito
di sinistra di ispirazione socialista che rinnovi i suoi
rapporti con la società italiana e conquisti i giovani, che
rappresenti il lavoro, la cultura, l’ecologia, la scienza,
l’impresa responsabile, che apra la porta al protagonismo
femminile. Che stia in un rapporto fecondo con le associazioni
e i movimenti che operano nel Paese, valorizzando sempre più
le forme politiche anche non partitiche.
Un partito
protagonista già nella battaglia delle idee, che traduca i
sogni delle persone in speranza e in azione.
Noi
candidiamo Fabio Mussi, che durante la sua militanza ha
contribuito a tante idee innovative, a guidare la nuova fase
della vita del partito.
3. NOI, I CONTEMPORANEI CHE HANNO POCO
TEMPO PER GARANTIRE UN FUTURO ALL’UMANITA’
Apparteniamo alle generazioni che hanno assistito ad
un’accelerazione bruciante della globalizzazione, ad uno
sviluppo mai visto del mercato e dell’economia globale, ad un
allargamento della sfera del benessere a miliardi di persone,
alla rivoluzione della “società della conoscenza”, ad
un’inedita diffusione della tecnologia.
Apparteniamo alle generazioni che toccano con mano il rischio
di una catastrofe ambientale, l’impatto delle attività umane
sulla biosfera, gli effetti dannosi dei cambiamenti climatici
e i rischi di mutazioni irreversibili delle condizioni di
produzione e riproduzione della vita sul pianeta Terra.
La rottura
dell’equilibrio ecologico condanna intere aree del mondo, a
partire dall’Africa, a processi di degrado, che oggi la
globalizzazione ignora. Per questo è importante che il
movimento mondiale per una globalizzazione regolata ed equa
veda il pieno impegno della sinistra italiana, europea e
mondiale. Da Nairobi vengono altre indicazioni importanti che
debbono essere trasformate in politiche precise.
Apparteniamo alle generazioni su cui si riversano le promesse
infrante della globalizzazione: in luogo del benessere
dell’umanità, il benessere a misura di mercato; in luogo del
comando dello Stato democratico, quello della rete delle
oligarchie economiche; in luogo del lavoro stabile, la via
spianata al lavoro precario; in luogo dei diritti di
cittadinanza tesi a promuovere la personalità complessiva
degli individui, quelli di una massa di individui
primariamente caratterizzati dalla loro capacità di accesso al
consumo consentita dal proprio livello di reddito; in luogo di
un’equa distribuzione dei beni comuni dell’umanità (cibo,
acqua, medicinali, informazione), l’esclusione di intere parti
del mondo; in luogo dell’ideale della giustizia sociale,
quello che affida alla competizione generale tra gli individui
la vittoria degli uni sugli altri.
Siamo
perciò le generazioni che devono affrontare una sfida
gigantesca, una riforma profonda della società e
dell’economia, la diffusione del sapere a beneficio di tutti,
un salto tecnologico che fermi la guerra dell’uomo alla
natura, una guerra che l’uomo non può vincere.
PARTE SECONDA
IL MONDO CHIEDE UN NUOVO
SOCIALISMO
1. UN MONDO PIU’ GIUSTO, UN
PIANETA IN EQUILIBRIO, UN FUTURO DI PACE
Il dominio di
un mercato senza regole non può garantire un assetto giusto e
sicuro all’economia globale. La violenza dei nuovi
fondamentalismi – una minaccia per tutta l’umanità – non si
fronteggia con la guerra. L’egemonismo militare dell’attuale
amministrazione USA non è in grado di governare il mondo. Per
questo occorre regolare e correggere il mercato, che da solo
non si porrà mai limiti. E promuovere una politica di pace:
alla teoria e alla pratica dello scontro di civiltà va
sostituito il primato del diritto internazionale, la riforma e
il rilancio dell’ONU.
Il mondo sta cambiando. I principi
maschili e patriarcali sui quali si è costruito un modello di
civiltà sono stati incrinati e vanno superati ovunque per la
salvezza di tutti. Dall’America Latina viene la domanda di
nuovi equilibri economici internazionali. Pur con grandi
contraddizioni, l’Asia, India e Cina in testa, afferma un
nuovo protagonismo. L’Africa è largamente abbandonata alla
fame, alla sete, alle guerre civili, ai massacri, alle
malattie, e le potentissime lobbies dell’industria
farmaceutica, del commercio delle materie prime, dello
sfruttamento energetico, prive di controllo, prosperano sul
disastro del continente. Il mondo islamico attraversa una
crisi profonda, che diventerà sempre più esplosiva se la si
fronteggia con la pura contrapposizione di civiltà e con la
minaccia di nuove guerre. Ovunque emergono più spazi per chi
vuole un mondo sostenibile e democratico, come ha mostrato
anche il recente global forum africano. La parabola del
liberismo è discendente, il modello di sviluppo e di
globalizzazione dell’ultimo ventennio non regge. Il mondo
chiede un nuovo socialismo, una nuova organizzazione di idee e
di forze a livello mondiale.
Il primo imperativo è
costruire la pace. Le spese militari hanno superato i mille
miliardi di dollari ed è ripresa in pieno la corsa agli
armamenti nucleari, chimici, batteriologici. L’Italia non può
né assistere né concorrere ad una situazione nella quale una
quota crescente del surplus mondiale finisce in armamenti. E’
matura un’iniziativa per riaprire il processo del disarmo e
della denuclearizzazione.
L’uso della forza è legittimo
solo nel rispetto integrale della Carta delle Nazioni Unite e
dell’art. 11 della Costituzione italiana. La catastrofe della
guerra in Iraq deve servire da ammonimento: guerra porta
guerra. La stessa situazione in Afghanistan rischia di andare
fuori controllo.
Il primo strumento per la sicurezza
globale sono le politiche per uno sviluppo equo e sostenibile,
e la collaborazione tra i popoli e gli stati del pianeta. La
non violenza è il valore cui tendere.
L’Italia è in un
rapporto di alleanza con gli Stati Uniti. E’ vicina agli
americani per le minacce terroristiche, è stata loro vicina
per il sanguinoso attacco dell’11 settembre. L’alleanza non
preclude un giudizio chiaro sull’attuale politica
dell’amministrazione USA: unilateralismo, negazione del
diritto internazionale, la guerra infinita al nemico di volta
in volta indicato.
Sulla base di Vicenza, riteniamo si
debba ascoltare l’opinione contraria delle popolazioni locali,
far precedere ogni decisione dallo svolgimento della
Conferenza nazionale sulle servitù militari, prevista dal
Programma dell’Unione, secondo quanto indicato dall’ordine del
giorno approvato da tutti i gruppi dell’Unione al Senato.
Occorre, inoltre, avviare una riflessione sui trattati che
vanno adeguati al nuovo contesto internazionale.
Dunque è
realismo politico, non utopia, porre il grande tema di un
governo democratico per il pianeta, della riforma delle
Nazioni Unite e delle istituzioni internazionali, di nuove
regole per il mercato, di una politica globale del ciclo della
materia e dell’energia. I temi che l’Internazionale socialista
ha posto al centro del suo prossimo congresso.
Un'economia
senza regole fa gravare sull'umanità la minaccia della
catastrofe ambientale. La somma delle previsioni di crescita
formulate nei singoli Stati per il prossimo decennio è
insostenibile per gli equilibri ambientali e ingiusta per gli
equilibri sociali del pianeta. Va contestata l'idea stessa di
misurare lo sviluppo di un paese dalla crescita della
ricchezza e del prodotto interno lordo.
Ci sono prodotti e
consumi che devono crescere, ci sono prodotti e consumi che
devono decrescere. Ci sono interessi che devono essere
garantiti come diritti, ci sono interessi che devono essere
limitati e mediati. L'indice da assumere deve essere quello
dello sviluppo umano equo e diffuso e della salvaguardia
ambientale. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile devono tener
conto dei cambiamenti climatici e dei cambiamenti della
biosfera, della crescita demografica e dei crescenti squilibri
tra città e campagne; devono reagire alla squilibrata
divisione internazionale del lavoro e alla concentrazione in
poche mani del capitale finanziario e del patrimonio
immobiliare nell'intero pianeta. La garanzia, nei diritti
nazionali, della libertà sindacale, della tutela dei
lavoratori, dei diritti sociali fa parte dell'impegno del
socialismo contro ogni perdurante forma di oppressione,
maschile, coloniale, razziale, religiosa, classista,
generazionale.
Nel nuovo secolo l'umanità deve affrontare
la sfida più alta: l'insostenibilità dell'attuale
organizzazione dell'economia globale, il progressivo
esaurimento dei combustibili fossili, il riscaldamento del
pianeta, la riduzione e il deterioramento delle risorse
naturali, il degrado del suolo e della terra, nuove sofferenze
di fame, sete, povertà. Una tale sfida comporta la riforma
dello sviluppo, la riconversione ecologica dell'economia
globale e delle economie nazionali, un inedito salto
tecnologico verso sistemi di risparmio e verso fonti
rinnovabili e non inquinanti di energia. La logica del
protocollo di Kyoto, cioè di un insieme di regole che
collegano diritto e natura, va estesa, coinvolgendo tutti i
paesi nella maggiore riduzione delle emissioni di gas serra,
individuando vincoli, scadenze, sanzioni per gli altri
obiettivi multilaterali del millennio. Va affermato il diritto
di tutti i popoli e di tutti gli abitanti del pianeta a quel
grande bene comune che è l'acqua. Deve essere pattuito nel
mondo un inventario dei beni comuni e delle conoscenze
tradizionali dell'umanità, non disponibili alla logica della
speculazione e del profitto.
Le grandi migrazioni del
nostro tempo, che vedono spostarsi da una parte all’altra del
mondo milioni di persone, alla ricerca di opportunità e di
speranze di vita, devono essere affrontate – combattendo
risolutamente la vergogna del nuovo schiavismo – estendendo i
diritti di cittadinanza, a partire, nel nostro Paese,
dall’estensione del diritto di voto amministrativo.
2. UN’EUROPA DEMOCRATICA E
SOCIALE
L’Europa è
una grande carta nelle mani dell’umanità. L'Europa che
vogliamo deve essere democratica e sociale. E' indispensabile
rilanciare il progetto di una Costituzione europea. L'Europa
deve infatti avere istituzioni democratiche, rinnovate ed
efficienti, la Carta dei diritti fondamentali dei cittadini,
un governo europeo che risponda a un parlamento europeo,
partiti politici realmente sovranazionali.
E' questo il
passaggio storico che il socialismo europeo ha di fronte, per
mantenere, nell'era della globalizzazione, l'impegno di
emancipazione e libertà che la sinistra ha svolto nell'epoca
in cui l'economia e la finanza potevano essere regolate su
base nazionale. In tal senso diamo un giudizio molto positivo
del recente congresso del Pse di Porto.
L'Europa deve avere
politiche fiscali, sociali, ambientali ed energetiche comuni,
altrettanto vincolanti di quelle monetarie e di mercato. Gli
attuali parametri di Maastricht non devono essere
immodificabili, e l'Italia deve impegnarsi nella loro
revisione.
E' importante che la crisi costituzionale trovi
soluzione prima delle elezioni del 2009. L'Italia, paese
convintamente europeista, si impegni per contribuire a questo
obiettivo, anche promuovendo forme di partecipazione dei
cittadini alle decisioni fondamentali.
L'Europa si presenti
unita all’Onu e nelle sedi internazionali, anzitutto con una
forte iniziativa contro la pena di morte nel mondo e per
l'affermazione ovunque dei diritti della persona. L'Europa
assuma il Mediterraneo non come confine tra civiltà
contrapposte, ma come priorità di un impegno comune: per
renderlo un mare di pace, di integrazione, di cooperazione, di
scambio equo.
L'identità europea non si definisce in
contrapposizione ai valori o alle fedi religiose altrui, ma
per i valori di cui essa è portatrice: la pace, la democrazia,
i diritti umani, l'ecologia e lo stato sociale, questo grande
lascito e questa conquista di civiltà che la seconda metà del
novecento europeo ha saputo costruire.
Della storia e del
modello europeo fa parte un sistema politico e di partiti di
massa radicati.
Oggi solo partiti a dimensione europea
possono costituire i soggetti della democratizzazione della
vita politica europea e del cambiamento sociale. Per la
sinistra italiana sarebbe un grave errore abbandonare questa
prospettiva a dedicarsi a progetti di destrutturazione del
sistema politico europeo.
3. L’ITALIA AD UN BIVIO
L’Italia è un Paese importante, in Europa e nel mondo.
L’Italia attraversa una prolungata crisi: finanziaria, di
crescita economica, di competitività, di classi dirigenti, di
quadro democratico, di tenuta del rapporto di fiducia tra
cittadini e politica. Sono aumentate le disuguaglianze
sociali, si sono rafforzati i fattori corporativi. Un Paese
bloccato. Le nuove generazioni sono preda dell’insicurezza:
per molti appare preclusa la speranza in un futuro di libera
costruzione del proprio lavoro e della propria vita.
Il
nuovo Governo di centro sinistra ha mosso i primi passi
affrontando l’emergenza finanziaria e ponendo le prime pietre
di una politica di riforme. Si è determinata una difficoltà
nel rapporto con il Paese che va riconosciuta, analizzata e
affrontata con determinazione. Bisogna cambiare passo,
compiere scelte nuove e coraggiose.
Il punto centrale è la
qualità dello sviluppo.
o Qualità è un
rinnovato Stato sociale e spesa pubblica efficiente.
o
Qualità è diritti dei lavoratori e impresa responsabile.
o
Qualità è redistribuzione equa delle ricchezze tra i cittadini
e le famiglie.
o Qualità è tutela dell’ambiente, risparmio
energetico, fonti rinnovabili, sviluppo rurale.
o Qualità
è una coerente riconversione ecologica del modello produttivo,
infrastrutturale e della mobilità.
o Qualità è calcolo –
attraverso la contabilità ambientale – dell’equilibrio
ecologico complementare al prodotto interno lordo.
o
Qualità è centralità della ricerca scientifica e tecnologica,
e perciò della scuola e dell’università: sistemi da riformare,
e investimenti nel sapere e nella ricerca e nei beni
culturali, oggi incredibilmente bassi, da portare a livello
europeo.
o Qualità è innovazione e tecnologia, piuttosto
che competizione a ribasso di salari e condizioni di lavoro.
o Qualità sono istituzioni pubbliche fedeli alla loro
missione.
4. CENTRALITA’ DEL LAVORO:
PER UNA PIENA, STABILE, BUONA
OCCUPAZIONE
La nostra
Costituzione afferma una visione della società fondata sul
valore sociale del lavoro. Nell'economia globalizzata il
lavoro rimane più che mai decisivo. Mai, nella storia
dell’umanità il lavoro salariato ed intellettuale è stato così
esteso. Ma il lavoro è reso precario, incerto, mal retribuito,
i diritti collettivi e la libertà sindacale sono messi sotto
attacco. Questo perché è mancata una rappresentanza politica
del lavoro. Compito della sinistra è colmare questo vuoto.
Oggi sono molti gli operai e i precari che votano per la
destra o non votano perché non si sentono difesi né coinvolti.
La sinistra, se vuole rappresentare il mondo del lavoro e i
suoi cambiamenti, non può essere equidistante tra la
Confindustria e i Sindacati. Le donne continuano ad essere
particolarmente svantaggiate nell’accesso e nelle condizioni
contrattuali. Serve una politica per la piena, stabile e buona
occupazione, più democrazia e partecipazione delle lavoratrici
e dei lavoratori, garanzia di livelli di reddito dignitosi per
ogni lavoratore dipendente e autonomo, per i pensionati, per
tutti.
Piena occupazione, per portare il lavoro là dove
manca, e soprattutto nel Mezzogiorno. L’impegno per il
Mezzogiorno come scommessa vincente di tutto il Paese non può
rimanere solo una promessa elettorale. Il Mezzogiorno ancora
attende la grande svolta, il profondo cambiamento necessario.
E' ripresa nel Sud l'emigrazione giovanile, riproducendo il
dramma di un passato che si sperava non dovesse più tornare.
Nel Mezzogiorno va condotta una grande battaglia politica,
sociale e ideale intorno al binomio: lavoro e legalità. Le
donne e le ragazze italiane vogliono lavorare e devono poterlo
fare come nel resto d’Europa, senza dover scegliere tra lavoro
o maternità e con retribuzioni e soddisfazioni pari agli
uomini.
Occupazione stabile, perché la lotta alla
precarietà non può limitarsi agli ammortizzatori sociali, ma
richiede una nuova normativa che rovesci la logica della legge
30. Un'intera generazione sarebbe altrimenti condannata a un
futuro di precarietà e di livelli infimi di reddito. Va
ripristinato il principio del lavoro a tempo pieno e
indeterminato come regola generale. Va favorito l’accesso dei
giovani alle professioni, al lavoro autonomo, alla creazione
di impresa.
Buona occupazione vuol dire tutele e garanzie
in ogni posto di lavoro, condizioni di sicurezza che
affrontino alla radice le cause strutturali del drammatico
ripetersi delle stragi sul lavoro. Vuol dire reddito dignitoso
per tutti coloro che lavorano, mentre salari e stipendi sono
oggi in Italia scandalosamente bassi. Della condizione operaia
una forza della sinistra deve occuparsi sempre, non solo
quando sente i fischi di Mirafiori.
Per la redistribuzione
della ricchezza, una lotta senza quartiere all'evasione
fiscale è necessaria. Ma in una moderna società sono almeno
altrettanto importanti la garanzia di servizi e beni pubblici,
e di diritti sociali come l'istruzione pubblica, la salute, la
casa, una pensione dignitosa. Ai giovani, alle donne, agli
anziani vanno garantiti diritti che non possono essere a
spese degli
operai o di chi vive del proprio lavoro. In una visione
moderna, lo Stato sociale rappresenta non un freno allo
sviluppo, ma un investimento per l’oggi e per il domani, per
governare le grandi trasformazioni sociali, culturali e
demografiche che abbiamo di fronte.